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Restaurate arrivano in mostra le lettere di Moro

 di Silvia Lambertucci

ROMA -  "Se la pietà prevale, il Paese non é finito". Prigioniero delle Brigate Rosse, Aldo Moro è a un passo dalla tragica conclusione della sua vicenda, quando scrive a Benigno Zaccagnini la lettera che si chiude con queste parole. Lunga nove pagine, questa lettera è una delle più intense e drammatiche che lo statista scrisse nei 55 giorni della sua prigionia, la stessa nella quale immaginando imminente la sua uccisione, Moro ricorda ai compagni di partito le loro responsabilità, sottolineando la sua solitudine con quel "non giustificherò nessuno", che rimarrà nella storia. Era l'aprile del 1978. Moro scriveva a mano, con penne biro sempre diverse, su fogli di carta a quadretti strappati da bloc notes di cattiva qualità.

Trentaquattro anni dopo undici di queste lettere, acquisite dall'Archivio di Stato e restaurate dall'Icpal (Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario), verranno presentate ed esposte al pubblico, dall'8 al 18 maggio nella sala Alessandrina, oggetto di quattro giorni di incontri e di dibattiti, dall'8 all'11 maggio, organizzati in collaborazione con l'Accademia degli studi storici Aldo Moro.

Nella sola mattina del 9 maggio, due di queste lettere verranno anche portate al Quirinale in occasione della Giorno della memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi. All'Archivio di Stato, anticipa all'ANSA il responsabile della presentazione Michele Di Sivo, verranno organizzate, dal 14 al 18 maggio visite guidate su prenotazione (tutte le informazioni sul sito online dell'Archivio di Stato). Nell'insieme un'occasione unica, visto che quelle 11 lettere rimaste per oltre trent'anni dentro ad una cartellina del tribunale di Roma e fortemente danneggiate dal tempo, aggredite dai tarli, segnate da buchi e lacune, non erano mai state esposte al pubblico. Proprio per la loro fragilità, fa notare Di Sivio, verranno esposte in speciali bacheche climatizzate e dopo questa parentesi unica, non potranno essere offerte alla pubblica consultazione. Sono state però digitalizzate e potranno quindi essere consultate on line.

Indirizzate tra gli altri alla Dc, all'allora presidente del consiglio Giulio Andreotti, agli allora presidenti di Camera e Senato Ingrao e Fanfani, le lettere restaurate e acquisite dall'Archivio di Stato fanno parte del corpus che era stato inserito dal Tribunale di Roma nel fascicolo processuale aperto dopo l'uccisione dello statista democristiano. Una dodicesima lettera che faceva parte di quello stesso fascicolo, quella indirizzata a Bettino Craxi, fu a suo tempo restituita dal tribunale al leader socialista. Durato poco più di due mesi, ma preceduto da una lunga fase di studio ed analisi diagnostiche, il restauro realizzato dall'Icpal è stato accompagnato da un volume sull'intervento che apre nuovi squarci sulla storia drammatica dei 55 giorni di prigionia di Moro e che sarà anch'esso presentato l'8 maggio in una conferenza stampa alla quale parteciperanno il ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi, il direttore generale del ministero Antonia Pasqua Recchia, il direttore generale degli archivi Rosanna Rummo, il direttore dell'Archivio di Stato di Roma Eugenio Lo Sardo, alla presenza, tra gli altri di Agnese Moro

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