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Pdl 'blinda' Berlusconi, addio primarie

Ma primi malumori. Alemanno: Meglio Alfano. Fini: Non avrà successo. Galan entusiasta: 'Meglio di un orgasmo'

14 luglio, 09:19
Berlusconi e Alfano
Berlusconi e Alfano
Pdl 'blinda' Berlusconi, addio primarie

Di Yasmin Inangiray

Davanti al vertice del partito riunito a palazzo Grazioli per discutere del ridimensionamento del budget dopo il taglio dei rimborsi elettorali, Silvio Berlusconi ha provato ad addossare la 'colpa' della sua ricandidatura ad ipotesi fatte da altri chiarendo di non aver mai detto nulla di simile in maniera diretta. Un ragionamento però, spiega chi ha partecipato alla riunione, che non ha convito nessuno. Anzi, la sensazione che hanno avuto tutti nel sentire il Cavaliere va nella direzione opposta:"Berlusconi scalpita e non vede l'ora di tornare sulla scena a tutto a campo", è la sintesi di più di uno dei presenti.

Che la 'svolta' sia iniziata - ed in attesa del 'debutto' domani quanto il Cavaliere concluderà il convegno dei Cristiano-riformisti (l'area pidiellina che fa capo al questore della Camera Antonio Mazzocchi) - lo chiarisce Fabrizio Cicchitto mettendo una pietra sopra all'idea di tenere le primarie per la scelta del candidato premier: "Con Berlusconi in campo, il problema non si pone". Una 'blindatura' da parte di big del Pdl a testimoniare che in questo momento così delicato bisogna essere compatti "nel sostenere il presidente". Un messaggio rivolto ai malpancisti e a chi come il gruppo Formattatori aveva fatto delle primarie una bandiera. Tant'é che sono proprio loro in una nota a ricordare che nell'ufficio di presidenza dell'otto giugno scorso tutto il vertice del Pdl aveva sottoscritto un documento per ufficializzare la consultazione popolare in autunno.

E sarà con ogni probabilità una nuova riunione del parlamentino del partito ad ufficializzare la discesa in campo del Cavaliere come candidato premier del Pdl. Non è escluso che in quella riunione possa affacciarsi anche l'idea di tenere le primarie per altre cariche, come ha suggerito lo stesso Cicchitto. Parole che secondo i più maliziosi potrebbero avere come destinatario il segretario del Pdl, anche se per ora nessuno si azzarda a metterlo in discussione. A storcere il naso però è Gianni Alemanno, il sindaco di Roma che da tempo chiede la convocazione del congresso senza tanti giri di parole mette in chiaro che avrebbe preferito "la candidatura di Alfano" e spiegando di essere rimasto all'ultima riunione dell'ufficio di presidenza in cui si era deciso appunto di tenere le primarie.

Parole che fotografano una situazione solo all'apparenza tranquilla, se si fa il paragone non solo con le dichiarazioni di Giancarlo Galan "Berlusconi in campo mi fa godere. Sto godendo molto di più di un orgasmo", ma sopratutto con l'investitura all'ex premier arrivata dal presidente del Senato Renato Schifani: "C'é una piena condivisione degli esponenti più autorevoli del partito ed evidentemente della base elettorale". Fuori dal Pdl si registra il caustico commento di Gianfranco Fini che è convinto che Berlusconi "non avrà successo".

"Credo che gli italiani abbiano compreso che non è più tempo di promesse solenni, di impegni disattesi dicendo poi che la responsabilità è di qualcun'altro e di palesi conflitti di interessi", sottolinea il presidente della Camera. Duro quello di Walter Veltroni: "Berlusconi ha già fatto molto male al Paese. Un'ennesima campagna elettorale giocata come un referendum su di lui sarebbe grottesca e tragica".

Quello che comunque resta ancora da valutare è non solo che tipo di riorganizzazione il Cavaliere intende dare al partito (ha già annunciato entro l'estate il cambio del nome) ma soprattutto il tipo di strategia che metterà in campo. Ed un peso non indifferente lo avrà la nuova legge elettorale. Nel corso del vertice sono state esaminate varie ipotesi ed al momento una soluzione che metta d'accordo tutti non c'é. Il modello gradito al Cavaliere sarebbe quello spagnolo anche se questo comporterebbe problemi con gli ex An. In più, spiega qualcuno dei presenti alla riunione, dobbiamo fare i conti con i 'desiderata' del Pd. Ecco perché la convinzione della maggioranza è che difficilmente si riesca a trovare un accordo prima di andare in direttamente in Aula.

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